Nel lavoro sul corpo, soprattutto quando si parla di dolore, rigidità o performance, la confusione è facile. Le persone spesso non sanno a chi rivolgersi, si muovono per tentativi e finiscono per aspettarsi soluzioni da chi, semplicemente, non può darle.

Chiarire i ruoli non significa limitarsi: significa lavorare meglio, in modo più efficace e più onesto. Questo articolo serve a questo: spiegare come funziona il lavoro in squadra e perché, spesso, è proprio lì che arrivano i risultati migliori.

 

Chi sono

Justin Oseremen Emiantor massoterapia

Mi chiamo Justin Oseremen Emiantor.

Lavoro nel mondo del fitness da quasi cinque anni e da circa due anni come massoterapista.

Il mio percorso nasce all’interno dell’allenamento, del movimento e della performance. Proprio per questo ho scelto di affiancare alla parte attiva anche la massoterapia: perché mi permette di intervenire quando il corpo manda segnali chiari di sovraccarico, rigidità o dolore, e ha bisogno di essere aiutato a recuperare.

La massoterapia, per come la intendo io, non è un trattamento “a sé stante”, ma uno strumento concreto per gestire il sintomo, ridare spazio al movimento e permettere alla persona di tornare a fare ciò che le serve o le piace fare, che sia allenarsi, lavorare o semplicemente muoversi senza fastidi.

 

Il mio percorso di studi

Sono laureato in Scienze Motorie e ho completato la formazione in Massoterapia (MCB) presso la scuola di Varese.

Questo percorso mi permette di leggere il corpo non solo dal punto di vista del dolore, ma anche del movimento, delle abitudini quotidiane e delle richieste fisiche reali della persona.

Non lavoro per “etichette”, ma per contesti: cosa fai, come ti muovi, cosa ti sta limitando in questo momento.

 

In quali casi ha senso rivolgersi a un massoterapista

Il massoterapista è utile quando c’è un sintomo fisico presente, spesso in fase acuta o subacuta, che limita il movimento o crea fastidio nella vita quotidiana.

Alcuni esempi concreti:

  • rigidità cervicale o dorsale
  • dolore lombare legato a posture prolungate o sforzi
  • tensioni muscolari persistenti
  • fastidi muscolari post-allenamento o post-lavoro
  • sensazione di “blocco” o perdita di mobilità

Il mio lavoro si concentra soprattutto sul tessuto muscolare e miofasciale, con l’obiettivo di ridurre tensione, migliorare la mobilità e permettere al corpo di muoversi meglio nel breve periodo.

In questa fase, il trattamento manuale può fare la differenza perché lavora direttamente sul sintomo, senza aspettare che “passi da solo”.

 

Su cosa posso lavorare in autonomia

Come massoterapista posso lavorare in autonomia su:

  • tensioni muscolari
  • rigidità articolari non traumatiche
  • dolori muscolo-scheletrici comuni
  • recupero dopo sforzi fisici o periodi di carico
  • preparazione o recupero per chi si allena

Il mio intervento ha senso quando il dolore è meccanico, legato al movimento, allo stress fisico o a posture ripetute. In questi casi il trattamento manuale può ridurre il fastidio e creare le condizioni giuste per riprendere a muoversi meglio.

 

Come lavoro quando c’è una patologia

Quando è presente una patologia diagnosticata, il mio intervento cambia.

Come massoterapista non faccio diagnosi e non tratto patologie in autonomia.

Tuttavia, posso intervenire su prescrizione medica, quando indicato, lavorando sugli aspetti di mia competenza: tessuti molli, rigidità muscolare, gestione del dolore e supporto al recupero funzionale.

In questi casi il trattamento non è mai isolato, ma inserito all’interno di un percorso già definito, con obiettivi chiari e limiti precisi.

Il mio ruolo è quello di affiancare il lavoro medico o fisioterapico, non di sostituirlo.

Questo approccio non riduce l’efficacia del trattamento, al contrario: permette di lavorare in modo più sicuro, mirato e coerente con la situazione della persona.

 

In quali casi non intervengo

Questo è un punto importante.

Non tratto:

  • patologie diagnosticate
  • traumi recenti non valutati
  • dolori di origine neurologica o viscerale
  • situazioni che richiedono una valutazione medica o fisioterapica

Quando emergono segnali che non rientrano nel mio ambito, rimando. Non perché “non voglio trattare”, ma perché è la cosa giusta da fare.

Rimandare non è una sconfitta professionale. È esattamente il contrario: significa rispettare il ruolo di ciascuno e mettere la persona al centro, non il trattamento.

 

Il lavoro in rete

Il mio lavoro ha senso quando si inserisce in un percorso più ampio.

Collaboro con fisioterapisti, medici e chinesiologi perché il corpo non funziona per compartimenti stagni.

Io intervengo quando serve lavorare sul sintomo, sul tessuto, sulla tensione.

Altri professionisti entrano in gioco quando serve fare valutazioni, diagnosi o percorsi di recupero più strutturati.

L’obiettivo non è “fare tutto”, ma fare bene la propria parte.

 

Come lavoro all’interno di MEA

All’interno di MEA, il lavoro è molto concreto.

Ci scambiamo informazioni in modo semplice: cosa sente la persona, cosa la limita, cosa è già stato fatto e cosa serve fare dopo. Non ci sono passaggi automatici, ma osservazione e dialogo.

Se una persona arriva da me con dolore e ha bisogno di muoversi meglio, lavoriamo per ridurre la tensione e poi viene indirizzata verso il percorso di allenamento più adatto.

Se invece arriva qualcuno che si allena ma è bloccato da rigidità o fastidi, il trattamento serve a sbloccare la situazione e permettere di continuare ad allenarsi con più qualità.

Quando si lavora così, succede una cosa semplice: le persone smettono di rincorrere soluzioni e iniziano a stare meglio nel tempo. Che sia tornare a vivere senza dolore o migliorare la propria performance, il risultato non è immediato, ma è più solido.

Il corpo è complesso, ma non misterioso. Serve solo il professionista giusto, al momento giusto.