Se hai letto il nostro primo articolo hai cominciato a conoscerci, e avrai capito quanto teniamo all’allenamento come espressione di movimento da portare nella vita quotidiana.

Spesso però ci troviamo davanti a dei dubbi leciti derivanti dalla narrazione che si fa del fitness in generale: non tutti sono portati per un determinato tipo di sport.

La prima cosa da chiarire, a questo punto, è: cosa intendiamo davvero con allenamento come espressione del movimento umano?

Per noi, e per tutti i professionisti del settore, si tratta di organizzare una serie di esercizi volti a raggiungere un determinato obiettivo, che nel caso della salute è rendere il nostro corpo capace di sostenere i carichi che la vita ci mette davanti.
Pensando ai canonici esercizi svolti nelle palestra è inevitabile porsi il problema dell’età, cioè che a un certo punto della nostra vita, senza un reale motivo, il nostro corpo non sia più adatto a svolgere determinati schemi motori. E lo stesso ragionamento lo si fa spesso al ribasso, pensando che non si è ancora adatti, o i nostri figli non lo sono, a cimentarsi in questi stessi movimenti.

La realtà è ovviamente un’altra, e per spiegartelo vorremmo partire da un concetto base e dimostrato dalla scienza, senza tediarti con paroloni e studi lunghi e complicati da interpretare per i non addetti ai lavori.

Il corpo è fatto per adattarsi ad uno stimolo esterno, e questa è la base dell’evoluzione. Il corpo vuole sopravvivere agli stimoli, e la capacità di adattamento a questi è il fulcro di tutto il nostro lavoro.
Tramite l’allenamento forniamo questi stimoli, che il corpo interpreterà come un qualcosa di destabilizzante.
Qua avviene la magia: da questo presupposto, all’interno del nostro corpo si azionano dei meccanismi di “difesa” che lo pongono in condizione di non essere più destabilizzato dallo stimolo appena fornito, e per fare ciò migliorerà alcuni parametri (dipendenti dal tipo di stimolo dato) che lo portano a migliorare e sopportare meglio quella tipologia di stress.

Tradotto con un classico esempio: se oggi faccio fatica a fare squat con 50 kg, fornendo uno stimolo adeguato alla mia condizione fra “x” tempo il mio corpo sarà in grado di gestire meglio questi 50 kg, quindi non sarà più messo in difficoltà come prima e io sarò migliorato.

Questo meccanismo viene ripetuto nel tempo, e questo ci permette di migliorare nel corso della nostra vita.

Chiaro? Ora ti facciamo una provocazione: perché dovresti voler fare squat con 50, 100, 200 kg?

Probabilmente, a 20 anni vuoi delle gambe muscolose quando sei in costume, a 30 vuoi sfidare i tuoi limiti…e oltre? Non serve più fare squat? Abbiamo raggiunto una data di scadenza?

Ovviamente no…Oltre intervengono le necessità della tua vita.

Lavori al pc e stai tanto tempo seduto? Fare squat ti renderà abbastanza forte da sopportare questa posizione per tempo prolungato. Oppure ti permetterà di sollevare in braccio i tuoi figli senza dover stare a letto i due giorni seguenti. Ognuno ha le sue motivazioni.

E a 80 anni?
L’aspettativa di vita sta aumentando, ma non la sua qualità nell’età avanzata.
Arriverà un giorno in cui probabilmente vorrai semplicemente alzarti dalla sedia senza troppi problemi. Andare a fare la spesa e portare due buste piene, fare le scale senza paura, e tante altre cose che a questo punto avrai capito.

Quindi, cosa vuol dire che l’allenamento per noi è l’espressione del movimento? Che se sai fare uno squat fatto bene con un minimo di carico, sicuramente ti alzerai dalla sedia in tutta tranquillità. Se hai lavorato (e lavori) sulla forza dei muscoli della schiena e delle spalle, sicuramente potrai appendere la stella di natale in cima all’albero e scordarti di averlo fatto un attimo dopo in tutta serenità e senza strascichi fisici.

Spesso avrai sentito parlare di “ginnastica dolce per gli anziani”, corso che effettivamente si può trovare anche da noi, ma non è assolutamente da considerare come un corso di serie B per chi è senza speranza di imparare, o tornare, a fare determinati movimenti. È una semplice questione di comodità nel raggruppare richieste più frequenti.

C’è chi esegue un movimento di accosciata (accovacciarsi sulle gambe, per intendersi) tenendosi a qualcosa, c’è chi lo fa con 50 kg e chi con 200 kg. Stiamo parlando sempre della stessa identica cosa, l’unica differenza è a quanti “cicli di adattamento” si è stati sottoposti.

Un discorso simile lo si può fare con i più giovani. Come non abbiamo un limite di età verso l’alto per l’allenamento, non lo abbiamo neanche verso il basso.
Non c’è nessun rischio di blocco della crescita (giocare a basket da piccolino ti rende alto? Oppure i giocatori più conosciuti sono i campioni, quelli geneticamente più alti che lo sarebbero stati a prescindere dallo sport praticato?), non c’è nessun rischio di dolori nella crescita, né altri problemi simili.

È dimostrato l’esatto contrario, prima si comincia con determinati movimenti, più il corpo sarà capace di apprenderli velocemente, correttamente e in grado di sfruttarli negli anni di sviluppo ormonale (sempre compatibilmente con le proprie caratteristiche genetiche, ovviamente).

Per praticità ti abbiamo parlato dello squat, e ovviamente i kg erano un esempio qualsiasi, ma tutto questo discorso si amplia ad ogni tipologia di esercizio.
Non scegliamo il tipo di allenamento in base all’età, ma lo studiamo sulla base del punto di partenza e delle tue caratteristiche fisiche.

L’allenamento e il movimento non hanno età.
Il tuo compito è esclusivamente quello di metterti in gioco con pazienza e fiducia verso un miglioramento.
Metterti in condizione di migliorare e raggiungere il tuo obiettivo, è il nostro compito.

Qualunque sia il tuo “Perchè”, noi troveremo il tuo “Come”.